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18 September BuddismoNon è facile capire bene la Cina, un paese rimasto ancora talmente misterioso per molti occidentali, nonostante tutto il cambiamento che ha fatto comunque avvicinare la Cina con i paesi occidentali. Infatti, molti occidentali hanno vissuto anni in Cina, ma chi la conosce bene sono veramente pochi. La cultura cinese, forse, è una di quelle più difficili da farsi capire in questo mondo. Il mio blog, definito Visione Cina, intende a darvi un quadro generale sulla Cina, guidandovi a fare una navigazione meravigliosa nel suo mondo filosofico e culturale. Buddismo I. Introduzione In Cina, ci sono principalmente 4 religioni: buddismo, taoismo, islamismo e cattolicesimo, tra cui buddismo e taoismo sono i due più frequentati. Però in Cina, esiste un fenomeno molto particolare che non esiste, forse, in altre parti del mondo. Il buddismo ed il taoismo sono stati e sono ancora spesso contemporaneamente seguiti da molti seguaci. Il motivo è semplice: le due cosiddette religioni, che ad una parte si manifestano come le “religioni”, in realtà, sono fondamentalmente solo delle bellissime filosofie di vita. In occidente, è fuori concezione che uno segua due religioni diverse. Se Roberto Baggio fosse diventato un buddista, non penso che segua nel frattempo il cattolicesimo. Ma in Cina, numerose persone seguono contemporaneamente queste due religioni. Questo è il fenomeno che c’era, che c’è e che ci sarà ancora in futuro. La Convivenza armoniosa tra le due religioni ha determinato una realtà molto positiva che lungo la lunga storia cinese, non c’era quasi mai un conflitto significativo tra loro. Oggi, sappiamo che purtroppo in molte zone nel mondo, i conflitti religioni costituiscono i fattori principali degli scontri etnici. Il buddismo, oggi, ormai è diventato la religione più seguita in Cina, nonostante che è una religione introdotta dall’India antica. II. Storia Il buddismo fu nato all’India al sesto secolo avanti cristo. Allora, l’India fu divisa a molti paesi combattenti ed il popolo visse in miseria. In un piccolo paese che si trova ad oggi Nepal, nacque un figlio del re che si chiamò Gotama Siddarta. Il principe visse una vita di benessere nel suo palazzo reale e nel frattempo, fu sempre un personaggio di gran simpatia e di gran compassione per gli altri. A 19 anni, il giovane principe uscì di casa, e vide una miseria che non ci ebbe mai aspettato nella sua vita. Vide gli ammalati che soffrivano dalle malattie, i poveri che soffrivano dalla fame e dal freddo, gli anziani che soffrivano dalla vecchiaia. Il giovane principe fu colpito da tutto ciò che ebbe visto nel suo viaggio ed alla fine, scappò dalla sua famiglia reale. Siddarta andò alla foresta originale, dove molti asceti cercarono le loro strade verso la verità. All’inizio, Siddarta seguì una strada comune definita mortificazione. Credeva che con la dura mortificazione, si possa eseguire esercizi efficaci per il suo corpo fisico e per lo spirito. Credeva pure che per essere il salvatore del mondo, uno debba soprattutto vivere sulla mano di se stessi, per cui, l’ex giovane principe rifiutò qualsiasi offerta, anche da donatori più sinceri. Ma un modo di vivere del genere gli risultò in difficoltà. Una buona parte dei tempi preziosi fu dedicata alla ricerca dei cibi e dell’acqua dalla natura, per combattere fame e sete, piuttosto di concentrarsi alla sua filosofia. Un giorno, Siddarta passò dal lato di un fiume, e sentì una musica meravigliosa proveniente da una barca situata in mezzo al fiume. La musica fu talmente bella, e Siddarta cominciò a pensare del perché della perfezione della musica. Infine, Siddarta scoprì che la mortificazione che ebbe seguito fu sbagliata. La musica che fu talmente bella fu risultata dai cordini dello strumento musicale, che non debbano essere nemmeno troppo stretti, altrimenti facilmente si rompono, e nemmeno troppo molli, altrimenti non risulterebbero le note corrette. Siddarta scoprì un importantissimo principio della sua filosofia: il principio del mezzo. La vita deve essere in un giusto equilibrio, nemmeno troppo a sinistra, nemmeno troppo a destra. Con la mortificazione, non si riesce ad aggiungere il suo scopo finale. Siddarta abbandonò la mortificazione, cominciò ad accettare le offerte dai suoi seguaci, per cui ricevé pure molte critiche dagli altri asceti. Però continuando la sua nuova strada di mezzo, Siddarta arrivò alla illuminazione. Un giorno Siddarta sedè sotto un albero, che oggi è rispettato come Albero Buddhi, e decidè di non alzarsi più finché potesse giungere alla illuminazione. Dopo 7 giorni e 7 notti di pensiero profondo, si illuminò, avendo completato tutta la sua filosofia di vita, che oggi viene definita il famoso Buddismo. In giro di anni, la sua bellissima filosofia di vita, piuttosto della religione, diventò ben diffusa in tutta India, seguita sia dai ricchi e nobili, ma anche dai poveri, in cui tutti poterono trovare un senso di gioia e pace per la loro vita. III. Principi Fondamentali di Buddismo Cosa dice il buddismo? In tutti quelli anni di ricerca che aveva fatto Siddarta nella foresta, ebbe sempre inteso a trovare la verità del mondo. Secondo Siddarta, il mondo in cui viviamo è fondamentalmente doloroso. La vita è dolorosa. La prima cosa che abbiamo imparato da questo mondo è di piangere, per cui la nascita è dolorosa. Nessuno può evitare le malattie che risultano il nostro corpo fisico sempre peggiore. La vecchiaia è inevitabile per tutti ed infine, tutte le vite umane saranno condotte alla morte. Dalla nascita, alla malattia, alla vecchiaia, fino alla morte. Questi sono i quattro dolori fondamentali della nostra vita. La vita nostra, nonché quella di un animale, di una pianta, di una roccia, della terra, del sole seguono tutte quante questo riciclo. Oltre a questi dolori, ci sono numerosi altri dolori da soffrire: dobbiamo soffrire i dolori della povertà, della perdita di amore, di fallimento di un esame, perdita dei nostri famigliari, e numerosi altri… “Dove stanno gli origini dei nostri dolori?” questa fu la domanda che Siddarta chiese sempre a se durante il suo percorso di ricerca di illuminazione. Secondo Siddarta, i dolori vengono dai nostri desideri. Abbiamo bisogno dei soldi, per cui tutti noi abbiamo nella mente le concezioni della “ricchezza” e della “povertà”. Se tu non possa avere sufficienti soldi che desideri, che purtroppo spesso è così, potresti soffrire il dolore della “povertà”. Mentre un monaco tanto bravo chi potrebbe avere tanti doni dai seguaci, e li lascia a chi avrebbe più bisogno, potrebbe non essere mai colpito dalla “povertà”. A chi non ha nemmeno una concezione della “povertà”, la povertà non lo colpisce. I soldi, a questo punto, non creano nessuno peso, nessuna importanza per il monaco. Avere i soldi, o non averli, non gli risulta differenza. Tutti noi desideriamo la ricchezza, la salute, appartamenti spaziosi e lussuosi, ottimi amori e amicizie… I desideri sono tali che hanno reso possibile un mondo bello perché è svariato. Però, quando abbiamo i desideri, si creano in seguito le concezioni di differenze, tra ricchezza e povertà, tra salute e malattia, tra nobiltà ed umiltà, tra compagnia e solitudine… A questo punto, la nostra vita non può essere più rimasta perfetta, ci aderiremmo a questi desideri infiniti che ci porteranno il bene, purtroppo anche il male. Per molti di noi, la vita è effettivamente una continua corsa verso questi desideri. Quando siamo rimasti senza casa, cerchiamo tutto il nostro possibile di poterla avere lavorando 10 ore al giorno. Finalmente il sogno diventa la realtà, abbiamo avuto la nostra casa bella nuova. Però dopo un mese o due, non ci porta più la gioia. Addirittura ci sentiamo insoddisfatti perché è troppo piccola. Lavoriamo altri cinque anni con pieno impegno, e finalmente il nostro scopo di vita è realizzato: abbiamo avuto la nuova casa bella spaziosa. Però non mi comunque porta più la gioia dopo tre mesi, e cominciamo a sognare una bella villetta. Però siamo veramente certi che dopo aver avuto la villetta, la gioia possa durare di più? E chi sa se avessimo in realtà perso tutto il tempo prezioso nel corrrrrrere, invece nel dedicarsi a trovare la vera gioia. Un giorno in futuro quando arriverà la nostra morte, niente riusciremmo a portare via alla morte, come niente abbiamo potuto portare dalla nostra nascita. I desideri che sembrano che fossero talmente importanti, allora non varranno nulla. Nel buddismo, un riciclo di nascita, malattia, vecchiaia e la morte è definito come la Ruota della Vita. La vita umana, ma anche la vita di tutti gli soggetti, deve per forza subire questo riciclo. Prima si nasce in questo mondo, però non siamo mai perfetti, per cui ogni tanto colpiti dalle malattie. Con le malattie, si amala, e si peggiora, pian piano la vita si invecchia. Passando dalla vecchiaia, raggiungeremmo di certo alla nostra morte. Dopo di che, secondo buddismo, lo spirito si rinasce in questo mondo, aderendo su un altro colpo fisico, e la vita va avanti. Quindi, in buddismo, si crede alla reincarnazione. La Ruota della Vita è rotonda, per cui è un cerchio senza fine, per cui i nostri dolori non avranno fine, eccettuato che uno possa eliminare completamente i suoi desideri, origini dei nostri dolori, per saldare fuori dal riciclo della Ruota della Vita. Questi sono i pensieri fondamentali di buddismo, ma mai pensare che il buddismo sia così semplice. In realtà, il buddismo è un enorme complessità, nel cui interno si trovano diversi tipi di pensieri che sembrano che contrastassero tra di loro: il materialismo ed l’idealismo, il relativismo ed l’assolutismo, il teismo ed l’ateismo, ecc. Alla fine del mio racconto, potresti svelare che stranamente non ha importanza credere alla reincarnazione o non crederla. IV. Maitreya, Budda del Futuro Nella prima sala di un tempio buddista cinese, si riesce a vedere una statua di budda sorridente con il pancione. Il budda si chiama Maitreya, il budda del futuro. Diverso dalla sua figura originale indiana, il budda del futuro in Cina, ha preso la figura da un monaco reale cinese del decimo secolo dopo cristo. Questo monaco fu uno che sorrise sempre, uno che sembrava che non avesse mai avuto la tristezza. Trasmise questo forte senso di gioia a tutti i personaggi intorno a lui. A lui piacque particolarmente divertirsi con i bambini. Alla data della sua morte, se ne andò in pace, lasciando una poesia tramite la cui oggi abbiamo saputo che lui è in realtà il budda del futuro, Maitreya. Scese al mondo nostro, visse una vita insieme con noi, augurando che con la sua gioia ed i suoi sorrisi, si potessero svegliare tutti coloro che stettero ancora dormendo. La sua statua si presenta sempre con un bel sorriso permanente, ed un pancione. Sorride sempre, perché per lui, un budda che è raggiunto al livello di Grande Gioia, ha dimenticato ormai cosa sia la tristezza. Qualsiasi tristezza, che per noi è talmente pesante, per lui non esiste proprio. Infatti, qualsiasi cosiddetto disturbo, che per oggi ci fa piangere, tra dieci anni, l’avresti buttato via all’altro lato del mare. Quando chiuderemmo i nostri occhi l’ultimo giorno della nostra vita, niente rimarrà ancora importante. Quindi i disturbi esistono solo perché tu li tieni importanti. Maitreya sorride a quelle persone ridicole che facilmente si arrabbiano, s’innervosiscono per delle sciocchezze che col passare del tempo non varranno nulla. Se un disturbo possa essere superato tra dieci anni, perché non debba essere superato subito oggi? Ha il pancione, sufficiente a contenere qualsiasi disgrazia, infelicità, tragedia, sfortuna… e ciò che viene dimostrato sulla faccia è sempre un bel sorriso permanente. V. Budda non è dio, noi siamo a parità con i budda Fondamentalmente, il buddismo non ha a che fare con la religione. Da un lato, non esiste un cosiddetto dio in buddismo. Esistono, invece, migliaia di budda in buddismo. Chiunque sia illuminato è definito un budda, e questa capacità di diventare un budda, ce l’hai tu, ce l’ho io, ce l’ha pure una formica. Per cui, tra te, io, la formica ed il budda, la differenza sta nel loro diverso livello di conoscenza su questo mondo, e basta. Fondamentalmente tutti noi siamo uguali con la stessa capacità di raggiungere al livello di grande gioia. Bisogna capire un principio di estrema importanza nel buddismo cinese (definito in sanscritto “Buddismo Mahayana”, diverso dal “Buddismo Hinayana” diffuso in Tailandia, Birmania in cui il vero budda ne esiste uno solo che è Siddarta) che il buddismo non è una religione monoteista. Ma i budda sono dei con miracoli? Sembra che li siano, altrimenti come facciamo a spiegare che migliaia di seguaci vengono nei templi a fare la preghiera davanti ai budda. Sembra a questo punto che ci fosse una grande contraddizione: ad un lato, il buddismo incoraggia di abbandonare i desideri, però nel frattempo, i seguaci che vanno a fare nei templi? Ci vanno spesso per dei desideri: superare un esame; diventare ricco; ottenere il vero amore, ecc… In buddismo, ci sono due tappe nel percorso verso la Grande Gioia: la tappa di felicità e la tappa di saggezza. Se ci ricordiamo ancora, nel mio racconto precedente, avevo accennato nella storia di Siddarta il principio del mezzo, dell’equilibrio. In fatti, quando non ce la fai ad abbandonare i desideri che comunque rimangono importanti nella nostra vita umana, i budda non ti incoraggerebbero di abbandonarli. Seguire tali desideri sarebbe al contrario il percorso più corretto. Seguire una via naturale e viere ciò che è. Questo è il percorso da seguire verso il vero buddismo. Quando, per esempio, tu hai voluto un figlio maschio e non cela fai --- cosa del genere sembra sempre che si trovi nella mano dei budda --- fai la preghiera davanti ai budda per mandargli questo messaggio. Quando ti sei comportato veramente bene, potrai ottenere ciò che hai voluto. A questo punto, i budda sembrano che fossero i dei con miracoli che noi uomini non avremmo mai nella nostra vita quotidiana. Questo pensiero è pero un malinteso. Bisogna capire che il mondo in cui viviamo noi è interpretato come una illusione, un mondo che non esiste come noi fossimo nel sogno. Nel mio sogno, potrei realizzare qualsiasi desiderio che voglio. Posso diventare più ricco che Bill Gates. Posso avere la villa quanto lussuosa che voglio… Però, dopo essermi svegliato, niente rimarrà ancora vero e reale. Il mondo in cui viviamo è esattamente uguale al nostro sogno: niente riusciamo a portare dalla nostra nascita e niente riusciamo a portare via dalla nostra morte. Quindi, i miracoli dei budda sono tipo i nostri miracoli nei sogni che in realtà non valgono nulla. Però valgono come le indicazioni preziose a noi verso la vera felicità. Per cui, dopo avere ottenuto la soddisfazione dei desideri che abbiamo rivolto ai budda, cioè dopo avere raggiunto la tappa di felicità, bisogna approfondire la nostra vera conoscenza su buddismo: i desideri non valgono nulla! Con questo modo, potremmo pian piano raggiungere alla vera tappa di saggezza che è la tappa finale del nostro percorso di vita. VI. C’è da buttare giù anche le figure sacre dei budda stessi Siddarta una volta fece un discorso a tutti i seguaci. Ad un certo momento, smise di parlare e rimase fermo con un bel sorriso da fiore sulla faccia. Un solo seguace ebbe capito che volesse dire Siddarta. Infatti, non c’è una strada ben chiara per raggiungere il livello di budda. Il buddismo ti dice di abbandonare i desideri, però se un monaco pensasse troppo di abbandonare i desideri, facendo in fretta di volere diventare un budda, la vera strada non la troverà mai. A questo punto, abbandono dei desideri stesso diventa anche di per se un desiderio che gli disturba di scoprire la strada corretta verso l’illuminazione. Quindi, come facciamo ad abbandonare tutti i desideri quando abbandono stesso è eppure un desiderio? A questo punto, bisogna ritornare di nuovo sulla strada che aveva definito Siddarta: la strada del mezzo. In realtà, ciò che c’è da abbandonare non è il desiderio stesso, ma la differenza tra avere i desideri e non averli, tra avere e non avere, essere e non essere. Potresti cercare anche tutto il tuo possibile a guadagnare più soldi per la famiglia, ad ottenere una vita di benessere per te, per la famiglia, ma importante è che quando non ce l’hai fatta, devi comunque sorridere come tu avessi tutto in mano. Se ci sia un miliardario chi ha tantissimi soldi, ha ottimo amore, ottimi figli, cari amici. Tutto è ben soddisfacente. potrebbe sorridere per la bella vita. Però se avesse perso tutto dopo una notte e fosse diventato un mendicante buttato sulla strada. Se riesce ancora a sorridere come non fosse successo niente, rimasto come avesse ancora tutto in mano, lui è un budda! Nello Zen, un ramo di buddismo cinese, ci furono molti monaci di elevati livelli di conoscenza su buddismo con dei comportamenti molto strani: mangiavano pollo dicendo che facevano sacrifici a se stessi per aiutare alla perfezione del pollo; ogni tanto si ubicavano; facevano scherzi ai budda; dormivano sull’altare con i piedi puzzolenti mezzi sulle statue di budda; spaccavano le statue di budda di legno a fare fuoco per riscaldarsi in inverno… Tali comportamenti non si vedono in nessun altro tipo di religione. In genere, serve sempre un minimo rispetto a ciò che crede. Allora che intende a dire lo Zen? Come dicevamo prima, i budda non sono i dei chi possano decidere la nostra felicità. Se Siddarta volesse che io diventasse un budda, non cela fa mai. Riesce a fare tutti i miracoli ad aiutarmi a svegliare da questo mondo in sogno, ma se io possa diventare un budda, dipende completamente da me stesso se io possa abbandonare i miei desideri. Per cui, chi è il vero salvatore della nostra vita? Non è il budda, ma siamo noi stessi! La felicità non sta in mano dei budda, ma in mano di ognuno! Ognuno è il salvatore di se stesso. Se uno volesse vivere in felicità, cela fa di sicuro, perché la felicità non conta sul mondo materialistico esteriore, non conta sulla benevolenza dei budda, ma conta completamente su se stesso. Può essere che uno sia nato più povero rispetto ad un miliardario, però non è detto che lui debba avere meno felicità rispetto all’altro. Quindi, in questo mondo, ci sono i miliardari sempre in preoccupazione, ci sono i vagabondi sempre con bei sorrisi. Lo Zen, che apprezzo molto, è, forse, l’unica religione nel mondo che intende a rompere una figura sacra di se stessa, cercando a convincere i suoi seguaci: “siete voi stessi i veri salvatori della vostra felicità, piuttosto che i budda!” Quindi, abbandono della differenza tra avere e non avere, essere e non essere, vuol dire anche un abbandono di ciò che crede. All’inizio, la teoria buddista dice che esiste la rincarnazione; esistono i budda; questo mondo è una illusione… Però, infine, esiste veramente la rincarnazione? Esiste veramente la esistenza dei budda? Esistono veramente i miracoli? La risposta corretta è “non importa”. Se la credenza al buddismo diventi un onere che disciplina un seguace con la paura, non è più il buddismo vero e proprio. VII. Bellissime legende buddiste In buddismo, molte idee sono interpretate con le legende. Infatti, ci sono molte legende sulla vita precedente di Siddarta. Una volta, Siddarta fu rincarnato come figlio di un re. Un giorno, uscì di casa e vide una famiglia di tigri morendo di fame. Erano due tigri grandi e cinque tigri neonate. Per la sua compassione, Siddarta decise di sacrificare se stesso. Si spogliò e mise il proprio corpo davanti alle tigri. Però avendo una fame da morire, le tigri, non vedendo il sangue, non seppe più mangiare. Il Grande Siddarta, si vestì e salì sulla cima di una montagna. Con un pezzo di bambù, tagliò la propria gola e si buttò dalla cima con il corpo caduto davanti agli occhi delle tigri ed il sangue fu sparso dovunque… con questo modo, Siddarta ha potuto salvare tutta la famiglia delle tigri. Ed un’altra volta, Siddarta volle salvare un colombo cacciato da un aquila. Però l’aquila disse che se non more il colombo, more se stessa. Siddarta disse: “Ti lascio allora la mia carne da mangiare e lasci stare questo povero colombo.” L’aquila ebbe voluto lo stesso peso di carne ed ebbe portato una bilancia strana. Ad un lato, c’era il piccolo colombo, ed ad un altro, Siddarta cominciava a tagliare pezzo per pezzo della sua carne dalle gambe, non bastavano… delle braccia, non bastavano… del petto, non bastavano… Alla fine, Siddarta ebbe dovuto salire sulla bilancia con tutto il suo corpo. Con questo modo, ebbe potuto salvare sia il colombo, sia l’aquila. Ed a questo momento, furono caduti i fiori più belli dal cielo e furono venute le musiche più belle della natura dal paradiso per dare i meriti a Siddarta. Siddarta poteva comportarsi in questo modo, semplicemente perché: a pensare gli interessi per il proprio corpo fisico che è considerato una illusione, è assurdo. Per noi invece, è proprio difficile. VIII. Sintesi Buddismo è diverso dalle religioni. È soprattutto una bella filosofia di vita. Nonostante che ci siano migliaia di budda, ma nessuno di loro è il vero salvatore della nostra vita umana. I veri salvatori di noi stessi siamo noi stessi. I budda sono i nostri modelli, i nostri amici che ci danno sempre una mano. Ma chi decidono la nostra felicità siamo sempre noi. La felicità sta in mano di ognuno! A capire il vero buddismo, non si dovrebbe puntare troppo sulle sue teorie superficiali. L’esistenza dei budda, dell’inferno, della rincarnazione, ecc… sono tutti quanti strumenti che ci danno una gran mano per raggiungere l’illuminazione. Però, anche gli strumenti stessi, cioè la teoria buddista stessa, le figure sacre dei budda stesse saranno da abbandonare nel nostro percorso finale verso l’illuminazione. Buddismo, questa grande filosofia di vita, non ha mai voluto creare una potenza sull’alto della testa umana, ma ha tentato sempre di farci capire che le vere potenze per avere la felicità cela abbiamo noi. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://itatra.spaces.live.com/blog/cns!C404928436F8CE46!250.trak Weblogs that reference this entry
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